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Cenni Storici Hotel Relais Osteria dell'Orcia

Hotel relais a Bagno Vignoni

Cenni Storici

L’Hotel Relais Osteria dell’Orcia è stato ricavato dall’accurato restauro di una stazione di posta del 1520 sita in un punto strategico a pochi passi dall’antico ponte sul fiume Orcia della Via Francigena. La Francigena scendendo dalla rupe di Bagno Vignoni attraversa l’Orcia e risale attraverso i boschi verso Rocca d’Orcia e  Castiglion d’Orcia. Qui i viandanti del passato sostavano e trovavano riparo durante viaggi allora non certo agevoli.  L’Osteria dell’Orcia ( toponimo originario) accoglieva i viaggiatori sulle rive dell’Orcia, posizione ideale per una sosta con ampio accesso all’acqua. Al piano terra si trovavano la scuderia e l’Osteria ove rifocillarsi, al primo piano semplici camere per chi avrebbe passato la notte.Non era certo il caso di affrontare le strade dei tempi durante la notte con il pericolo degli animali selvatici e dei briganti. Fu stazione di posta fino al 1870 quando con il crollo del Ponte Peruzzi sull’Orcia e la costruzione di nuove vie di comunicazione perse la sua funzione e divenne una fattoria. Fra i tanti visitatori dei secoli passati degno di nota Charles Dickens che durante il suo viaggio in Italia del 1844 vi sostò per pranzare  proseguendo poi verso sud come riportato nel suo libro Impressioni Italiane del 1846. Fu fattoria fino agli anni ‘50 del novecento quando con lo spopolarsi delle campagne cadde in rovina. A fine degli anni ’90 iniziò l’accurato restauro per far ritrovare all’Osteria la sua antica vocazione all’ospitalità.

 

Bagno Vignoni  con le Sue fonti termali dista cinque minuti di piacevole passeggiata. Al centro del borgo si trova  la “Piazza delle sorgenti“, vasca rettangolare cinquecentesca in cui sgorga una sorgente di acqua termale calda e fumante che esce dalla falda sotterranea di origini vulcaniche. Fin da epoca Etrusca e poi Romana
come testimoniano i numerosi reperti archeologici le terme di Bagno Vignoni sono state frequentate da illustri personaggi, come Papa Pio IICaterina da Siena e sopra tutti Lorenzo il Magnifico che fece edificare la vasca attualmente visibile.

 

La Rocca di Tentennano sovrasta l’Osteria,  Tentennano o meglio Titinianum ha le prime menzioni intorno all’anno mille : all’epoca esisteva già una rocca con il suo piccolo borgo. La Rocca nella sua forma attuale fu costruita intorno al 1100 – 1200  dalla famiglia Aldobrandeschi che dominava la Toscana meridionale. Per circa due
secoli la Rocca di Tetennanno fu il punto nevralgico della Val d’Orcia svolgendo il ruolo di controllo strategico lungo la Via Francigena.  Chiunque fosse in cammino per Roma o ritornasse verso il Nord Europa , legato, nobile, chierico, armato o disarmato passava per la Val d’Orcia, sotto lo sguardo vigile dei signori della Rocca, alta ed inespugnabile.

 

Le prime tracce documentali sulla Via Francigena, il cui tracciato originario passa accanto al Relais Osteria dell’Orcia, risalgono al IX secolo riferite ad un tratto nelle campagne di Chiusi, in provincia di Siena. Nel anno 990 l’Arcivescovo Sigerico redisse un accurato diario di viaggio in cui descrisse il percorso compiuto per tornare a Canterbury da Roma dove ricevette il Pallio  dal Papa. Il documento di Sigerico rappresenta una delle più antiche e significative testimonianze sulla rete di comunicazione medioevale.  Sigerico descrive le 79 tappe del suo viaggio verso Canterbury soffermandosi specialmente sui punti di sosta, le Mansio, tracciando con grande precisione il percorso della Francigena attraverso l’Italia, la Francia fino in Inghilterra. Molte fonti attestano a partire dal XII secolo la denominazione di Via Francigena dovuta ai molti pellegrini che in epoca postCarolingia la percorrevano dalla terra dei Franchi. Nel Medievo il pellegrinaggio a Roma in visita della tomba dell’Apostolo Pietro era una delle tre peregrinationes mariores assieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela. Il pellegrino Medievale varcava le Alpi e scendeva lungo la penisola sia per recarsi a Roma sia per imbarcarsi, prevalentemente da Ancona o Brindisi, per la Terra Santa. Attraverso le vie del pellegrinaggio nei secoli vi fu il vitale scambio di segni, emblemi, culture, linguaggi dell’Occidente Cristiano, nota la frase di Goethe “ la coscienza d’Europa è nata sulle vie di pellegrinaggio

 

La Rocca di Radicofani e Ghino di Tacco
Nella parte meridionale della Val d’Orcia, poco distante dal Relais Osteria del’Orcia,  a dominio della via Cassia si trova il bel borgo di Radicofani e su di esso svetta l’imponente Fortezza. Dalla fortezza si aveva il controllo dei traffici sulla via Cassia e Francigena, nella sua millenaria storia certamente l’occupante più peculiare fu fra la fine del Duecento e i primi anni del Trecento Ghino di Tacco il brigante gentiluomo. Nativo del piccolo castello della Fratta oggi nel comune di  Sinalunga,  figlio di un conte ghibellino, fin da giovanissimo seguì le orme poco ortodosse del padre dandosi al brigantaggio, con la cattura ed esecuzione del padre in Piazza del Campo dovette sfuggire alla legge della Repubblica Senese e si rifugiò dopo essersene impossessato nella rocca di Radicofani, fino ad allora ritenuta
inespugnabile.  Qui dominando le vie di comunicazione poté dedicarsi alla sua lucrosa attività, ma in modo tutto suo, derubava i viandanti lasciandogli sempre di ché sopravvivere e proseguire il cammino, a coloro che non opponevano resistenza non veniva usata violenza, i poveri e gli studenti veniva risparmiati e a tutti veniva offerto un banchetto dopo la rapina. Tanta la fama di brigante gentiluomo che le sue gesta vennero raccontate sia da Dante nel canto del Purgatorio :
“Quiv’era l’Aretin che da le braccia 
fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte, 
e l’altro ch’annegò correndo in caccia”
Dove si fa rifermento a come Ghino si recò a Roma alla testa della sua banda e prontamente catturò e decapitò Benicasa da Laterina il giudice senese che aveva condannato a morte il padre e lo zio.

Che da Boccaccio:
“Ghino di Tacco, per la sua fierezza e per le sue ruberie uomo assai famoso, essendo di Siena cacciato e nimico de’ conti di Santa Fiore, ribellò Radicofani alla Chiesa di Roma, e in quel dimorando, chiunque per le circustanti parti passava rubar faceva a’suoi masnadieri. Ora, essendo Bonifazio papa ottavo in Roma, venne a corte l’abate di Clignì, il quale si crede essere un de’ più ricchi prelati del mondo, e quivi guastatoglisi lo stomaco, fu da’ medici consigliato che egli andasse a’ bagni di Siena, e guerirebbe senza fallo. Per la qual cosa, concedutogliele il papa, senza curar della fama di Ghino, con grandissima pompa d’arnesi e di some e di cavalli e di famiglia entrò in cammino. Ghino di Tacco, sentendo la sua venuta, tese le reti, e, senza perderne un sol ragazzetto, l’abate con tutta la sua famiglia e le sue cose in uno stretto luogo racchiuse.”

L’episodio racconta di quando Ghino di Tacco rapì il ricchissimo ed obeso Abate di Cluny che dopo aver visitato Roma si stava recando a San Casciano dei Bagni per
cercare sollievo ai problemi di stomaco che lo affliggevano. Ghino venuto a conoscenza del motivo del viaggio lo mise a dieta di fave, vernaccia di San Gimignano e pane secco, l’abate miracolosamente guarì… ..e fu così felice e colpito dai modi, gentilezza e cultura di Ghino di Tacco da intercedere con il Papa e farlo graziare. Le tracce di Ghino di Tacco si perdono nella storia, ma si sa che morì in pace da uomo libero avendo abbandonato il brigantaggio, forse a Roma o secondo alcuni in Asinalonga ( Sinalunga).
Di lui un commentatore del Trecento scrisse : “non fu infame come alcuni scrivono… ma fu uomo mirabile, grande, vigoroso

 

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